Ci sono legami tra Italia e Ungheria che attraversano i secoli e raccontano una storia europea fatta di viaggi, incontri, scambi culturali e tradizioni condivise.
Uno di questi affonda le proprie radici nel Medioevo, quando i francescani, partendo dall’Italia, contribuirono a costruire una rete di relazioni religiose e culturali che raggiunse anche il Regno d’Ungheria.
A riscoprire questa storia sarà il convegno internazionale “San Francesco degli Ungheresi. I primi secoli di storia francescana e il Regno d’Ungheria”, in programma dal 10 al 12 novembre 2026 tra Roma e Capestrano, in Abruzzo.
L’iniziativa si svolge nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, avvenuta nel 1226, e riunirà 26 studiosi provenienti da diversi Paesi.
Dall’Italia all’Ungheria: una storia che attraversa l’Europa
La presenza francescana in Ungheria risale al XIII secolo, quando l’Ordine fondato da San Francesco cominciò a diffondersi nell’Europa centrale.
Nel corso del tempo, i conventi francescani divennero non soltanto luoghi di preghiera, ma anche centri di cultura, istruzione e vita sociale.
I religiosi contribuirono alla circolazione di libri, idee e conoscenze, favorendo rapporti tra territori che oggi appartengono a Paesi diversi.
Il convegno approfondirà proprio questi collegamenti, ricostruendo il ruolo dei francescani nella società ungherese medievale e i loro rapporti con il mondo italiano.
Tra gli argomenti affrontati figurano la presenza dei conventi nelle città, le comunità religiose femminili, la predicazione e la diffusione delle tradizioni francescane.
San Giovanni da Capestrano: dall’Abruzzo alla storia dell’Ungheria
Una delle figure più significative di questa storia è San Giovanni da Capestrano, nato nel 1386 nell’omonima località abruzzese.
Frate francescano e predicatore, Giovanni viaggiò attraverso numerosi territori europei, diventando una figura di grande rilievo religioso e storico.
Il suo nome è particolarmente conosciuto in Ungheria per il ruolo svolto durante gli eventi del 1456 a Belgrado, quando contribuì alla mobilitazione delle forze cristiane impegnate nella difesa della città dall’assedio ottomano.
Morì pochi mesi dopo, a Ilok, nell’attuale Croazia, allora parte del Regno d’Ungheria.
La sua vicenda rappresenta uno dei collegamenti più importanti tra la storia italiana e quella ungherese del Quattrocento.
Non a caso, l’ultima giornata del convegno si svolgerà proprio a Capestrano, con una visita ai luoghi legati alla vita del santo.
Roma e Budapest insieme per riscoprire il passato
L’iniziativa nasce da una collaborazione tra importanti istituzioni culturali e accademiche italiane e ungheresi.
Tra gli organizzatori figurano l’Accademia d’Ungheria in Roma, attraverso il suo Istituto Storico Fraknói, l’Università Eötvös Loránd (ELTE) di Budapest, l’Ambasciata d’Ungheria presso la Santa Sede, la Pontificia Università Antonianum e l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo.
Il programma si articolerà in tre giornate:
10 novembre – Roma: apertura presso l’Accademia d’Ungheria, a Palazzo Falconieri, in via Giulia 1.
11 novembre – Roma: incontri e approfondimenti presso l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo.
12 novembre – Capestrano: giornata conclusiva al Castello Piccolomini, dedicata anche alla figura di San Giovanni da Capestrano.
Tra i temi più interessanti figurano i rapporti tra i conventi francescani italiani e ungheresi, le testimonianze custodite negli archivi storici e il ruolo delle comunità religiose nella cultura medievale.
Un patrimonio comune che continua a unire Italia e Ungheria
Il convegno non rappresenta soltanto un’occasione per approfondire la storia religiosa del Medioevo.
È anche un’opportunità per riscoprire quanto siano antiche e profonde le relazioni tra Italia e Ungheria, sviluppatesi ben prima della nascita degli Stati moderni.
Attraverso i secoli, persone, idee, libri e tradizioni hanno attraversato i confini, contribuendo a costruire quel patrimonio culturale condiviso che oggi riconosciamo nella storia della Mitteleuropa.
A ottocento anni dalla morte di San Francesco, Roma e Budapest tornano così a incontrarsi per raccontare una storia comune che continua a essere parte dell’identità europea.
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