Anche quest’anno il Carnevale di Sauris/Zahre ha rinnovato uno dei riti più autentici e identitari del Friuli Venezia Giulia, con oltre 100 maschere registrate e una partecipazione straordinaria di pubblico, giunto da tutta la regione e anche da fuori territorio. Nonostante la neve fitta, il corteo ha attraversato i boschi da Sauris di Sopra a Sauris di Sotto, tra lanterne accese, fuochi rituali e scenette tradizionali guidate dalle figure simboliche del Rölar e del Kheirar.
«Il Carnevale di Sauris/Zahre, che fa parte della Rete delle mascherate arcaiche dolomitiche, rappresenta uno dei momenti più autentici e identitari della nostra comunità» – dichiara il sindaco Alessandro Colle – «È una tradizione che unisce generazioni, valorizza la nostra isola linguistica e racconta, attraverso le maschere, il cammino nel bosco e la festa condivisa, il profondo legame tra la popolazione e il proprio territorio».
Tra gli ospiti più originali dell’edizione 2026 il gruppo Unicum Ungaricum, formato da corregionali residenti in Ungheria, che ha portato sulle Dolomiti lo spirito del Busójárás di Mohács, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. Come ci racconta Flavio Aita, corregionale residente a Budapest, le maschere Busó, scolpite a mano, con corna imponenti e pelli di pecora, hanno sfilato tra la neve accompagnate dal suono della karikás ostor, la tradizionale frusta dei mandriani a cavallo della grande steppa ungherese. Con i suoi schiocchi improvvisi, utilizzati in modo giocoso per sorprendere i presenti, la frusta ha amplificato l’impatto scenico e sonoro del corteo, rievocando l’antico rito simbolico della cacciata dell’inverno.
Protagonista simbolico della presenza ungherese è stato però l’Unicum, lo storico amaro prodotto a Budapest dalla famiglia Zwack dal 1790, secondo una ricetta segreta a base di oltre 40 piante officinali. Nato, secondo la tradizione, come tonico per l’imperatore Giuseppe II d’Asburgo, che dopo averlo assaggiato lo definì “Unicum”, è oggi uno dei simboli più riconoscibili dell’identità ungherese nel mondo. Offerto al pubblico da una caratteristica cassetta in legno marchiata “Unicum Ungaricum”, ha rappresentato un gesto di convivialità e condivisione tra culture.
La partecipazione del gruppo ha creato un ponte ideale tra le Dolomiti friulane e la pianura ungherese: due tradizioni lontane ma accomunate dal rito stagionale, dalla maschera lignea, dal rumore come purificazione e dal desiderio di celebrare la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera.
Un incontro che incarna perfettamente lo spirito di TriBu.City: cultura, amicizia e dialogo tra territori che, pur distanti, condividono radici e sensibilità comuni.

