Hai avuto occasione di visitare Budapest o altre località ungheresi? Pensi che ci siano elementi comuni o affinità con Trieste e il Friuli Venezia Giulia?
“No, non ci sono ancora stata: è una delle pochissime capitali europee che mi mancano, e mi manca davvero tanto! Anche perché ci sono molte affinità con la nostra città. Adesso poi, con il volo diretto da Ronchi, è tutto molto più semplice, quindi è sicuramente nella mia bucket list per i prossimi mesi, forse già a novembre, o magari un po’ più avanti.
Mi incuriosisce molto sia dal punto di vista storico che da quello artistico. Inoltre, lì vive anche un mio compagno di scuola, quindi ho un motivo in più per andarci. E poi, in fondo, città come Vienna, Budapest, Trieste e Praga condividono un legame profondo, le accomuna l’appartenenza a uno stesso passato imperiale. Visitare queste città aiuta anche a capire meglio la nostra, a osservarla in un contesto più ampio e a valorizzarne le radici comuni.”
Negli ultimi anni si è registrato un crescente interesse dei turisti ungheresi verso Trieste e il Friuli Venezia Giulia. Quali aspetti del nostro territorio pensi risultino più affascinanti o attrattivi per il pubblico ungherese?
“Diciamo che il turismo qui da noi ha delle caratteristiche un po’ particolari. Noi abbiamo un osservatorio specifico, perché lavoriamo soprattutto con gruppi ai quali forniamo diversi servizi, quindi abbiamo una visione diretta di certe dinamiche.
Ci sono pochissime guide che parlano ungherese, davvero, si contano sulle dita di una mano, perché tradizionalmente il turismo ungherese di gruppo tendeva a organizzarsi in autonomia, senza ricorrere alle guide locali.
Ora però, con la nuova legislazione europea che consente anche ai colleghi comunitari di operare saltuariamente in altri Paesi rispetto a quello in cui sono abilitati, la situazione sta cambiando. Infatti, abbiamo ricevuto due richieste da guide abilitate in Ungheria che volevano lavorare qui, e la Regione Friuli Venezia Giulia le ha inserite ufficialmente nell’elenco dei colleghi del Friuli Venezia Giulia a seguito di un periodo di tirocinio.
Dall’altro lato, stiamo notando anche un incremento significativo del turismo individuale ungherese. Lo si percepisce chiaramente, basta guardare le targhe delle auto in città! E lo confermano anche gli albergatori, i gestori di bed and breakfast e i colleghi con cui collaboriamo.
È però un tipo di turismo che, proprio perché individuale, viene intercettato un po’ meno dalle guide turistiche.”
Come potrebbe svilupparsi una collaborazione più stretta tra le guide turistiche del Friuli Venezia Giulia e quelle di Budapest o dell’Ungheria in generale?
“Allora, tutto dipende dal quadro normativo, che è quello definito dalla legge europea vigente. Si tratta però di una normativa ancora abbastanza frammentata, perché il turismo, nei vari Stati membri dell’Unione, è regolato in modo diverso: in alcuni Paesi è una competenza nazionale, mentre in altri, come nel nostro caso, è una materia delegata alle Regioni.
Questo significa che, all’interno dell’area comunitaria, le guide turistiche possono comunque svolgere attività in altri Paesi dell’UE, purché presentino una semplice richiesta o comunicazione al Ministero competente. In Italia, ad esempio, è sufficiente questo passaggio per poter esercitare in modo occasionale, soprattutto nell’ambito di tour organizzati che partono e tornano nel Paese d’origine, come spesso accade per i gruppi provenienti dall’Ungheria.
L’autorizzazione ministeriale ha validità annuale, quindi anche le guide ungheresi possono operare in Italia, non solo in Friuli Venezia Giulia. Allo stesso modo, i nostri colleghi italiani possono lavorare in Ungheria seguendo la stessa procedura.
Per quanto riguarda le guide locali, c’è però un limite numerico: le guide che parlano ungherese sono pochissime. Con i nuovi inserimenti speriamo di aumentare un po’ il numero, ma si tratta comunque di pochi gruppi alla volta. Al contrario, per altre lingue come tedesco e inglese, le richieste sono molto più numerose, e possiamo contare su molte guide disponibili anche nello stesso giorno.
Bisognerà quindi vedere come evolverà la domanda. Non avrebbe molto senso formare molte guide in ungherese se poi il mercato resta limitato, anche perché si tratta di una lingua piuttosto complessa. Lo abbiamo già visto con il russo: c’erano colleghe che avevano iniziato a studiarlo, partendo magari da una base di sloveno o serbo, ma poi quel mercato è praticamente scomparso.
L’ungherese, invece, è più stabile, proprio perché si tratta di un mercato comunitario. Tuttavia, come per ogni lingua e ogni provenienza, l’offerta di guide dipende sempre dalla reale domanda turistica.
Oggi, per esempio, io stessa ero con un piccolo gruppo di quattro persone, quindi non un vero gruppo organizzato. Nel caso di turisti americani, austriaci o tedeschi, riusciamo tranquillamente a coprire anche dieci o quindici servizi in contemporanea. Con l’ungherese, al momento, sarebbe assolutamente impossibile.”
Quali strumenti di comunicazione o narrazione potrebbero rendere più efficace la promozione del Friuli Venezia Giulia in Ungheria?
“Premetto che non conosco in modo approfondito il mercato ungherese, però credo che l’approccio più corretto sia quello di partire dai dati di PromoTurismoFVG e dall’analisi delle strategie di promozione turistica regionale. Da lì si possono poi elaborare azioni mirate, adattabili non solo ai Paesi dell’Unione Europea, ma anche ai mercati extraeuropei.
In particolare, credo sia importante concentrarsi su un pubblico “entry level”, cioè su chi si avvicina per la prima volta alla nostra realtà e deve iniziare a scoprirla.
Il punto di partenza naturale è la città di Trieste, con la storia e la cultura che la caratterizzano. Poi, naturalmente, c’è l’enogastronomia, che rimane uno dei principali motivi d’interesse per i visitatori.
Insomma, l’idea è quella di allargare sempre di più lo sguardo all’area della Mitteleuropa, valorizzando le connessioni comuni e il patrimonio condiviso che unisce le nostre città.”
Esistono, o potrebbero essere creati, percorsi turistici “mitteleuropei” che uniscano le città di Trieste, Budapest e Vienna in una rete culturale e storica comune?
“Allora, sono due aspetti diversi.
Da un lato c’è la possibilità di creare una partnership istituzionale, che potrebbe svilupparsi benissimo attraverso i sindaci delle città coinvolte. Finora, forse, ci sono stati più contatti con Vienna che con Budapest in questo senso, ma sicuramente sarebbe interessante ampliare anche quella rete.
Dall’altro lato, c’è il tema dei prodotti turistici, che è un discorso un po’ diverso e che può nascere come evoluzione di una collaborazione culturale integrata. In realtà, esistono già tour operator che propongono itinerari tra le quattro città, Trieste, Vienna, Budapest e Praga, sia in forma di viaggi scolastici più semplici, sia come tour più strutturati dedicati alle capitali dell’Europa centrale.
Io conosco meglio il mercato italiano e quello austriaco, un po’ meno quello ungherese, ma immagino che anche da quel lato ci siano già prodotti abbastanza consolidati, con uno storytelling ben definito e pacchetti già collaudati.
La vera variabile oggi è la durata dei viaggi. Il mercato si sta spostando sempre di più verso gli short break, viaggi brevi di pochi giorni. Inserire in un unico itinerario due capitali e una città come Trieste in soli cinque giorni rischia di essere un po’ forzato. Per questo motivo, spesso si preferisce mantenere le destinazioni distinte, valorizzando ciascuna con il proprio tempo e la propria identità.
Certo, ci sono anche progetti tematici già esistenti, come ad esempio i percorsi legati alla figura di Sissi, che uniscono Austria e Ungheria attraverso tappe storiche comuni. Questi ‘fil rouge’, che possono essere personaggi, eventi storici o temi culturali, sono ciò che rende un itinerario davvero accattivante, e su questo ogni agenzia può lavorare in modo creativo per distinguersi dai competitor.
Naturalmente, si tratta di viaggi lunghi: chi decide di visitare Vienna o Budapest dedica almeno due o tre giorni a ciascuna città, e lungo il percorso spesso si fanno tappe intermedie. Lo stesso vale per un itinerario che includa Trieste, o anche altre capitali vicine come Zagabria e Lubiana.
In pratica, si parla di tour che possono arrivare a dieci o quindici giorni, quindi più adatti a un pubblico internazionale, per esempio americani o asiatici, che dispone di più tempo. Per un turista locale o di corto raggio, invece, un viaggio del genere risulterebbe forse troppo impegnativo e con un appeal minore.”
Le guide turistiche spesso rappresentano la “voce” del territorio. In che modo, secondo te, le guide del FVG possono contribuire a rafforzare il legame culturale e umano con l’Ungheria e più in generale con l’area mitteleuropea?
“Noi parliamo regolarmente di Mitteleuropa all’interno dei nostri tour, perché fa parte della nostra identità e della nostra storia. Ognuno, però, tende un po’ a ‘giocare in casa’: per noi è naturale citare Vienna e Budapest, che sono stati i nostri punti di riferimento storici e culturali.
Detto questo, non possiamo certo occuparci di promuovere Vienna o Budapest in senso turistico, quello spetta ad altri. Possiamo però ‘mettere la pulce nell’orecchio’, accennare nei nostri racconti a quei legami e stimolare la curiosità del visitatore, creando un ponte ideale tra le città.
Ora, se si volesse davvero costruire un viaggio integrato sulla Mitteleuropa, con un’unica voce narrante, bisognerebbe formare guide in grado di accompagnare tutto il percorso. E sinceramente non è affatto facile prepararsi doverosamente per fare la guida per un itinerario così ampio e complesso.
Per questo tendo a distinguere chiaramente due piani: da un lato c’è la promozione culturale integrata, che è fondamentale per valorizzare i legami storici e identitari tra le città; dall’altro c’è il prodotto turistico vero e proprio, che ha esigenze, logiche e dinamiche completamente diverse.”
TriBu.City è il movimento nato per valorizzare l’amicizia e accrescere i rapporti tra Trieste e Budapest, tra l’Italia e l’Ungheria. Cosa pensi di questa iniziativa?
“Diciamo che mentre il rapporto con Vienna viene quasi spontaneo, quello con Budapest tende a essere un po’ meno immediato, e invece dovrebbe esserlo, perché rappresenta una componente fondamentale della nostra storia comune.
In fondo, esiste da sempre un legame triplice tra queste città, un rapporto che andrebbe valorizzato con maggiore continuità.
Probabilmente Budapest l’abbiamo percepita un po’ più da lontano nel corso della storia, anche perché il porto dell’Ungheria era Fiume, l’attuale Rijeka. Ma questo non cambia il fatto che, fino a poco più di cent’anni fa, facevamo tutti parte dello stesso mondo: quello della monarchia imperiale e regia. Un universo culturale e politico che ci ha lasciato un’eredità profonda e ancora riconoscibile.
In questo senso, trovo molto interessante e importante anche il lavoro di realtà come TriBu.City, che con le loro iniziative riescono a creare ponti culturali concreti, favorendo il dialogo e la conoscenza reciproca tra città che condividono radici comuni. È proprio da attività come questa che può nascere una consapevolezza nuova del nostro patrimonio mitteleuropeo.”
Francesca Pitacco
Francesca Pitacco, laureata e specializzata in storia dell’arte, dal 2000 è guida turistica e attualmente presidente dell’Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia. Autrice insieme a Lisa Deiuri di “Trieste occulta. Storie nere ai tempi degli Asburgo”, è profondamente innamorata del territorio e da sempre convinta della necessità di valorizzarlo attraverso percorsi culturali e turistici che raccontino l’anima multiforme di quest’angolo di Adriatico nel cuore dell’Europa.

