Ungheria 1956, la rivoluzione negli scatti di un fotografo italiano: a Debrecen la mostra di Mario De Biasi

Nel 70° anniversario della Rivoluzione ungherese, 76 fotografie del celebre fotoreporter italiano raccontano i giorni dell'insurrezione di Budapest. Le immagini provengono dal CRAF di Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia.

A settant’anni dalla Rivoluzione ungherese del 1956, le immagini di un grande fotoreporter italiano tornano a raccontare uno dei momenti più drammatici della storia europea del Novecento.

Al Museo Déri di Debrecen, in Ungheria, è aperta la mostra fotografica Reportage di una rivoluzione (Reporting on a Revolution), dedicata agli scatti realizzati da Mario De Biasi, inviato del settimanale italiano Epoca.

L’esposizione, inaugurata il 19 ottobre 2026 e visitabile fino al 31 gennaio 2027, presenta 76 fotografie che documentano le strade di Budapest, i combattimenti, i carri armati distrutti e soprattutto i volti delle persone coinvolte nella rivoluzione.

Mario De Biasi, il fotografo italiano che raccontò Budapest

Nato a Belluno nel 1923 e scomparso a Milano nel 2013, Mario De Biasi è stato uno dei protagonisti del fotogiornalismo italiano del dopoguerra.

Arrivò in Ungheria il 29 ottobre 1956 insieme al giornalista Massimo Mauri, in un momento cruciale della rivolta. Con le sue macchine fotografiche documentò le conseguenze degli scontri e la vita quotidiana di una città attraversata dalla rivoluzione.

Il 30 ottobre si trovò in piazza Köztársaság, dove fotografò alcuni degli episodi più drammatici di quei giorni. Durante il reportage rimase ferito a una spalla da una scheggia.

Quello ungherese fu il suo primo grande servizio all’estero e contribuì a renderlo conosciuto a livello internazionale.

Settant’anni dopo, i volti della rivoluzione

La mostra di Debrecen va oltre la semplice documentazione degli scontri. Attraverso le fotografie di De Biasi emergono le storie personali dei rivoluzionari, dei giovani e dei cittadini che vissero quei giorni.

Particolarmente significativa è la vicenda di un giovane originario di Debrecen, ritratto dal fotografo italiano, che fu successivamente condannato a morte, pena poi commutata nell’ergastolo, prima della liberazione nel 1970.

L’esposizione restituisce così un’identità e una storia individuale a persone che, senza quelle immagini, rischierebbero di rimanere anonime nella memoria collettiva.

Il Museo Déri accompagna inoltre la mostra con visite guidate, incontri di approfondimento e attività educative rivolte soprattutto alle nuove generazioni.

Dall’Ungheria al Friuli Venezia Giulia, un patrimonio di memoria condivisa

La mostra assume un significato particolare anche per i rapporti culturali tra Italia e Ungheria.

Le fotografie esposte sono state messe a disposizione dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF) di Spilimbergo, in Friuli Venezia Giulia, che custodisce un importante patrimonio legato alla storia della fotografia.

L’iniziativa è stata realizzata con il coinvolgimento dell’Ambasciata d’Italia in Ungheria e dell’Istituto Italiano di Cultura di Budapest, mentre l’Ambasciatore italiano Giuseppe Scognamiglio figura come principale patrocinatore dell’esposizione.

Le immagini scattate da un italiano nelle strade di Budapest, conservate e valorizzate attraverso un’istituzione del Friuli Venezia Giulia, tornano così in Ungheria per raccontare una pagina fondamentale della storia del Paese.

Settant’anni dopo, gli scatti di Mario De Biasi continuano a testimoniare non soltanto la Rivoluzione del 1956, ma anche il profondo legame tra la memoria storica italiana e quella ungherese.

La mostra Reportage di una rivoluzione è visitabile al Museo Déri di Debrecen, in Déri tér 1, fino al 31 gennaio 2027. L’ingresso all’esposizione è indicato come gratuito dall’Istituto Italiano di Cultura di Budapest.

Immagine: Sefcsik, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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